19.6.24

Highway To Hell - AC/DC

Disco Boomer Classic

Luogo comune nr 1: A chi non piacciono gli AC/DC? È come dire che non piace la pizza e il gelato. 

Luogo comune nr 2: Si narra che le canzoni degli AC/DC come ne hai ascoltate una le hai ascoltate tutte e se in questa affermazione qualcosa di vero c’è, sapete che vi dico? E chi cazzo se ne frega!

Avete mai guidato con in sottofondo “Highway to Hell”? Avete mai provato a spremere una Fiat 127 Sport mentre dalle casse esce “Girls Got Rhythm”? Io l’ho fatto e l’ho visto fare, e se anche voi ci avete provato già capite la filosofia che sta dietro a questo immenso disco. 

“Highway To Hell” è il vero capolavoro degli AC/DC, lo sarebbe anche “Back in Black” se non ci fosse quella voce da gallina strozzata di chi sostituì il grande Bon Scott dopo la sua dipartita. Non starò qui a farvi la lista delle canzoni presenti (o della perizia tecnica di Angus Young) mi auguro che le conosciate tutte; mi preme però ricordare “Night Prowler”, un bluesaccio marcio e malato, ascoltato in certe notti che Ligabue manco se le immagina. 

Disco anti-paninari ante litteram, disco da svuota casse di alcolici, disco da inseguimento con i carabinieri, disco sfancula bigotti, disco Boomer certificato. Basta questo per capire cosa andiamo ad ascoltare. 

E come disse il saggio: birra sempre, sapone mai! 

P.s. Uuhhh guarda c’è il pentacolo e la coda luciferina, anatema, anatema, aspetta che mo’ vado a dirlo a Belpietro. 

Boomer track: “Night Prowler”

Boomer taste 👴👴👴👴👴


 

Y’Y - Amaro Freitas

È sempre più difficile trovare degli album jazz che non cadano nello scontato e che possono aggiungere qualcosa di nuovo ad un genere che è ormai materia per le accademie. 

L'ultimo lavoro di Amaro Freitas, (tranquilli, non è un liquore) "Y'Y", è prima di tutto un omaggio alla sua città natale, Manaus, nel cuore dell'Amazzonia. Combinando i suoni ambientali della foresta amazzonica con una tecnica pianistica che mescola influenze da Monk a Corea, Freitas crea un paesaggio sonoro che oscilla tra l'inquietante e l'euforico. Non vi aspettate un disco jazz modaiolo, qui prevale ricerca e sperimentazione e richiede attenzione, se cercate un disco da apericene rivolgetevi altrove. 

Personalmente mi ha soddisfatto ed ha arricchito la mia ricerca di poter ascoltare qualcosa di diverso da album che già prima di mettere sul piatto sai già cosa aspettarti. Ogni tanto fa bene ascoltare anche proposte meno scontate e piacione. I brani del disco compongono un flusso sonoro quasi senza pause tra un brano e l’altro, specialmente nella prima parte, come fosse un unicum creato apposta per restare incollati all’ascolto, senza mai staccare e skippare. 

Da segnalare l’evocativa “Dança Dos Martelos”, drammatica e ammantata di soavità al tempo stesso, uno dei picchi dell’arte pianistica di Freitas. I brani più accessibili si trovano nella parte conclusiva del disco, gli ultimi tre, che si, sono più orecchiabili, ma non perdono quel potere evocativo che permea tutto il disco. “Encantados” in particolare dispiega il Brasile in tutta la sua bellezza. 

La Album meditativo da accompagnare sorseggiando un calice di buon vino, che in altre epoche qualcuno avrebbe definito come New Age; beh, magari fosse stata tutta così. 

Boomer track: “Dança Dos Martelos”

Boomer taste 👴👴👴👴


 

Who Will You Believe - Pernice Brothers

 

Adesso che Paddy McAloon si è ritirato in un personale esilio del quale non possiamo sapere la durata e se avrà mai una fine, per noi romantici amanti di un certo tipo di pop rimangono solo pochi artisti che tengono alto il buon nome del genere, uno di questi è Joe Pernice. 

“Who Will You Believe” dei Pernice Brothers, di cui Joe ne è il factotum avendo scritto tutti i brani dell’album, arriva dopo cinque anni dal precedente ed è di gran lunga l’album più bello rilasciato dalla band da quindici anni a questa parte. Joe Pernice ci regala una meditazione sulla memoria e sull’amicizia, sulla perdita e sull’elaborazione del lutto. Detta così l’album può sembrare di una pesantezza assoluta, ma non lo è; le canzoni sono delle nostalgiche storie musicate con delle melodie pop senza tempo, possiamo trovarci echi di Bacharach come in “December in Her Eyes” e “What We Had”, altrove sono i suoni dell’Americana, e certo rock inglese di fine anni 70, Costello e Nick Lowe i nomi che mi vengono in mente, il tratto saliente del disco. 

È un album sincero e sentimentale, ma non sentimentalistico, che accetta le inevitabili cose della vita senza rassegnazione, ma in pace con esse. 

Da segnalare il bellissimo pezzo cantato in coppia con Neko Case “I Don’t Need That Anymore” il quale lo potreste ascoltare anche nei network radiofonici, se non fossero governati da degli sfaccimme. 

Boomer track: “I Don’t Need That Anymore”

Boomer taste 👴👴👴👴

Morning Star - The Prisoners

Quarant’anni di silenzio. 

Quarant’anni o quasi senza The Prisoners, che finalmente sono tornati tra noi con un nuovo disco. Reunion a sorpresa per Graham Day, James Taylor, Alan Crockford e Johnny Simmons, anzi, un vero e proprio colpo di scena per una delle band degli anni 80 più amate dai fan. The Prisoners con “Morning Star” hanno dato vita ad un disco carico di energia e creatività, sorprendente e coinvolgente; sembra proprio che gli anni non siano passati, e che oggi come allora possiamo godere di un act che si muove agilmente tra suggestioni soul beat, garage, psichedelia, northern soul, con rimandi agli Who e agli Small Faces, insomma un vero e proprio paradiso Mod. Tutti i quattordici brani sono superbi, potrei citare “Something Better” o “Going Back” che cita gli Who, ma credete, la cosa migliore da fare è prendere il disco, metterlo su e ascoltarlo, non serve altro. 

L’unico grande rimpianto è che il brit pop, di cui i Prisoners, insieme ai Charlatans e agli Stone Roses, sono stati precursori, non abbia preso questa direzione, limando l’energia e l’urgenza che queste band avevano.

Boomer track: “Going Back”

Boomer taste: 👴👴👴👴👴


 

High Upon The Mountain - Pacific Range

I Pacific Range fanno parte della stessa etichetta discografica degli GospelbeacH, la Curation Records, e come loro si abbeverano ai suoni della westcoast americana, al loro attivo hanno due album, il primo omonimo e il bellissimo “High Upon The Mountain”, pubblicato nel 2020. 

Lo stile della band trae ispirazione dalle jam band degli anni 60, di gruppi come i Grateful Dead, gli Allman Brothers e i Flying Burrito Bros. 

Tutto il buono dei Pacific Range è anche il fatto che riescono a mantenere il senso della misura, alle loro canzoni non manca quell’ariosità tipica della California anni 60 ma soprattutto non ci stracciano le palle con chilometrici assoli di chitarra. Musica che restituisce quel senso di libertà che avevamo quando eravamo dei pischelli curiosi del mondo. 

Boomer track: “Santa Monica” 

Boomer taste: 👴👴👴👴


 

There’s No Place Like America Today - Curtis Mayfield

 

Disco Boomer Classic

Del Curtis Mayfield post Impressions si ricorda quasi soltanto per la colonna sonora di “Superfly”, mentre poco si parla di questo album, il quale meriterebbe molta più attenzione e che per il vostro boomer preferito rimane il suo capolavoro. 

Scritto in soli due settimane del 1975 ad Atlanta, durante un periodo di depressione di Mayfield, “TNPLAT” offre una visione del vissuto della comunità nera americana della metà degli anni 70, ma i suoi temi potrebbero essere attuali ancora oggi. Disco in cui si affronta l’abisso tra il sogno americano e la cruda realtà, come ben rappresentato dalla copertina; quel che ci narra Mayfield a proposito di povertà, sanità mentale, omicidi e paranoie assortite sono ancora oggi di attualità, per alcuni di queste anzi le cose sono peggiorate e non di poco. 

Album raccontato in forma confidenziale, con il caratteristico falsetto di Mayfield che accompagna gli strumenti senza crescendo, in una forma sonora mai sopra le righe. Nessun brano danzereccio, il tappeto sonoro è soul stratificato, sottile e suggestivo, che ben accompagna i testi. Un album funk cupo ma leggero nella forma e serio nei contenuti, un autentico ritratto del contesto sociale dell’epoca. 

Un capolavoro molto sottostimato, da riscoprire e centellinare. 

Boomer track: “Hard Times” 

Boomer taste 👴👴👴👴👴

Paolo Conte - Paolo Conte

Disco Boomer Classic 

Nel 1984, anno di uscita dell’album “Paolo Conte”, lo chansonnier astigiano era un nome di culto per pochi adepti, lontano mille miglia dai riflettori che poi lo avrebbero reso motivo di orgoglio per l’Italia canzonettara e nome alla moda per tutti quei personaggi di un improbabile jet-set italico presenzialista. Nel 1984 l’album in questione non entrò neppure nei 100 album italiani più venduti, classifica dominata da Vasco Rossi, Gianna Nannini, De Gregori e Venditti. 

Troppo particolare in quel periodo una proposta musicale che metteva al centro il jazz degli anni d’oro, era pre be-bop, un gusto per il calembour vocale, e se già qualcuno aveva apprezzato il Conte scrittore per altri, senza sapere chi quei brani li avesse scritte, una volta davanti al Paolo Conte cantante la prima cosa che ti dicevano era che: “non sa cantare, continui a scrivere per gli altri”. 

E invece era proprio questo che me lo fece amare da subito, quella sua finta imperfezione nel canto, unita ad una precisione tecnica strumentale dei suoi collaboratori da lasciare ancora oggi stupefatti, se paragonata alla cialtroneria e piaggeria di altri artisti ben più noti. 

Questo è il disco più personale di Paolo Conte, il più oscuro e notturno che abbia mai scritto; confesso che nel 1984, essendo abituato ad altri generi, ho avuto bisogno di più ascolti per poterlo apprezzare appieno, riascoltarlo adesso non ha perso un centesimo della bellezza che aveva. È questo un album senza tempo, un classico che travalica gli anni, fuori moda quando uscì e fuori moda adesso. Qui dentro ci trovate lo swing di Cab Callaway, ci sono le notti alcoliche di Fred Buscaglione, c’è sempre il Mocambo, immaginario locale notturno per vitelloni perditempo e maliarde attempate, c’è quel mondo di provincia che già quarant’anni fa se ne stava andando a ramengo. 

Nonostante oggi Paolo Conte abbia raggiunto lo status di "classico", al punto da esibirsi alla Scala di Milano e aver ampliato il suo pubblico, nel 1984 è stato quanto di più vicino alla poetica di Tom Waits abbiamo avuto in Italia, nonostante Capossela.

Boomer track: “Come mi vuoi”

Boomer taste 👴👴👴👴👴


 

Sun Without The Heat - Layla McCalla

 

Durante la mia pre-adolescenza (1973/74) in Italia iniziò ad andare di moda la musica folk. La ascoltavi ovunque, pure a Canzonissima. Mi ricordo che del folk mi piacevano il Duo di Piadena e gli Inti Illimani. Oggi del folk mi piacciono gli Inti Illimani e il Duo di Piadena. Gli Steeley Span e i Fairport Convention mi facevano venire l’orchite e mi spingevano tra le braccia di Morfeo (non il calciatore) sarà per questo che non ho mai approfondito l’argomento. 

Poi finalmente negli anni 80 divenne possibile ascoltare la musica del continente africano e il Räi algerino, che poi proprio folk non erano, anche se ne avevano le basi. Successivamente negli anni ‘90 il folk sparì dai radar e divenne “musica etnica” per poi abbracciare il termine universale di “world music”. I boomer ci si buttarono a palla, io un po’ meno. 

A differenza di Battiato mi piaceva la nera africana, e pure la musica che arrivava dalla penisola arabica. Tutto questa pappurnia mi è servita da antefatto per parlarvi del disco di oggi. Leyla McCalla è newyorchese di origini haitiane, cantante e violoncellista. È folk? Si e no. C’è l’Africa della diaspora dentro e questo è un bene, c’è l’afrobeat, c’è il tropicalismo brasiliano, il folk (aridaje) il country, ci sono canzoni  meditative, c’è dentro la gioia di suonare e ci sono pure delle chitarre distorte in due brani per la gioia di noi boomer riccardoni. 

Può sembrare il classico disco modaiolo per i professionisti delle apericene, ma se lo togliamo da sotto al naso dei sibariti, spogliandolo dagli ideologismi modaioli è un album che, per dirlo con espressione folk, è “molto gustevole”, e lei è davvero molto brava. 

Boomer track: “Scaled to Survive

Boomer taste 👴👴👴

15.6.24

A Dream Is All We Know - The Lemon Twigs

 

Beatles, Beach Boys, Byrds, Who, Turtles, Monkees, Wings, Buddy Holly, Association, Kinks, il Merseybeat, anzi il Merseybeach come lo chiamano loro, il Paisley Underground. 

I Lemon Twigs hanno messo in saccoccia tutta la musica suonata da questi geni e sono partiti verso un universo parallelo dove la Trap e Dua Lipa non esistono, per creare il disco pop definitivo del 2024 e forse degli anni a venire. 

Un album evocativo, quasi come una macchina del tempo che ti porta via e ti fa rimanere per sempre negli anni 60. 

C’è poco da fare: “A Dream is All We Know” è la filosofia del boomerismo tramandata ai figli. Se vi chiedono cosa significa essere boomer fategli ascoltare questo disco, forse qualcuno capirà. E se non capiscono, che se ne andassero ad ascoltare Manuel Agnelli, meno siamo, meglio stiamo.

Boomer track: Tutte

Boomer taste 👴👴👴👴👴

The January Album - The Brothers Brothers

 

Oggi mi sono svegliato con una tremenda nostalgia di Simon and Garfunkel. Mi son detto: aspetta mo’ che vado a riascoltarmi il concerto al Central Park, uscito l’altro ieri, solo che non era l’altro ieri, ma il 1982.

Cazzo come passa il tempo quando sei un boomer, pareva ieri. 

Ho cambiato idea e ho messo sul piatto il nuovo album degli “The Brother Brothers” che si, è uscito l’altro ieri, ma proprio ieri ieri, e puta caso, nel senso di puta in spagnolo, sembra di ascoltare davvero Simon & Garfunkel. Non sono dei copioni marpioni eh, li ricordano, sanno scrivere belle canzoni, la base è roots americana trasfigurata nel pop, un po’ come usavano fare S&G. 

Album boomerone questo dei gemelli Brother, un gradino sotto al precedente, chissà per quale motivo mi ricorda quei vecchi negozi in cui trovavi di tutto e intorno ai quali la vita scorreva piano. 

Boomer track: “Supermoon”

Boomer taste 👴👴👴👴

Highway To Hell - AC/DC

Disco Boomer Classic Luogo comune nr 1: A chi non piacciono gli AC/DC? È come dire che non piace la pizza e il gelato.  Luogo comune nr 2: S...