È sempre più difficile trovare degli album jazz che non cadano nello scontato e che possono aggiungere qualcosa di nuovo ad un genere che è ormai materia per le accademie.
L'ultimo lavoro di Amaro Freitas, (tranquilli, non è un liquore) "Y'Y", è prima di tutto un omaggio alla sua città natale, Manaus, nel cuore dell'Amazzonia. Combinando i suoni ambientali della foresta amazzonica con una tecnica pianistica che mescola influenze da Monk a Corea, Freitas crea un paesaggio sonoro che oscilla tra l'inquietante e l'euforico. Non vi aspettate un disco jazz modaiolo, qui prevale ricerca e sperimentazione e richiede attenzione, se cercate un disco da apericene rivolgetevi altrove.
Personalmente mi ha soddisfatto ed ha arricchito la mia ricerca di poter ascoltare qualcosa di diverso da album che già prima di mettere sul piatto sai già cosa aspettarti. Ogni tanto fa bene ascoltare anche proposte meno scontate e piacione. I brani del disco compongono un flusso sonoro quasi senza pause tra un brano e l’altro, specialmente nella prima parte, come fosse un unicum creato apposta per restare incollati all’ascolto, senza mai staccare e skippare.
Da segnalare l’evocativa “Dança Dos Martelos”, drammatica e ammantata di soavità al tempo stesso, uno dei picchi dell’arte pianistica di Freitas. I brani più accessibili si trovano nella parte conclusiva del disco, gli ultimi tre, che si, sono più orecchiabili, ma non perdono quel potere evocativo che permea tutto il disco. “Encantados” in particolare dispiega il Brasile in tutta la sua bellezza.
La Album meditativo da accompagnare sorseggiando un calice di buon vino, che in altre epoche qualcuno avrebbe definito come New Age; beh, magari fosse stata tutta così.
Boomer track: “Dança Dos Martelos”
Boomer taste 👴👴👴👴

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